Il cibo è VITA. È energia. È sopravvivenza.
Non siamo piante che facciamo fotosintesi!
Le attività vitali per l’essere umano -dormire, bere, fare pipì, riprodursi e mangiare- hanno una caratteristica in comune: generano piacere.
Non ti vergogni di dire che hai sete.
Non ti scusi se devi andare in bagno.
Allora perché dovresti provare vergogna per avere fame?
Forse è tempo di restituire dignità anche alla fame…e riconoscerla per quello che è: una bussola interna, non un nemico.
Il paradosso della restrizione
L’essere umano si è evoluto in un mondo di scarsità.
Per questo, il cervello ha sviluppato meccanismi di sopravvivenza molto precisi:
-in assenza di cibo = allerta, conservazione, desiderio aumentato
-in presenza di cibo = scorta, iperconsumo, priorità.
Quando viene attivata la restrizione, anche se volontaria (come a dieta), il cervello non fa differenze: reagisce come se fossimo in pericolo.
E quando torniamo ad avere accesso al cibo, il corpo dice “mangia finchè puoi”.
La fame è più intensa. Il piacere si amplifica. I segnali si confondono.
Prova ad esempio a pensare a quando ti dici che “basta dolci!”.
Un giorno, dopo pranzo, prendi solo un biscotto…e all’improvviso finisce la scatola intera. E non te ne sei nemmeno accortə.
Poi arrivano senso di colpa, vergogna e nuove restrizioni: “da domani niente più dolci!”. E si ricomincia.
Questo è il circolo della dieta: restrizione à compensazione à colpa à ulteriore restrizione.
E ora ti chiedo: ti piacerebbe mangiare liberamente?
Senza paura.
Senza contare.
Senza vergognarti del tuo corpo o della tua fame.
Senza le catene della cultura della dieta e della grassofobia.
Pensaci…
F*CK DIETS.
Davvero.
Riferimenti bibliografici
Bacon, L., & Aphramor, L. (2011).
Weight Science: Evaluating the Evidence for a Paradigm Shift.
Nutrition Journal, 10(9).
Tribole, E., & Resch, E. (2020).
Intuitive Eating: A Revolutionary Anti-Diet Approach. (4th ed.)


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